Il Consorzio di Bonifica Grossetana

Taglio indiscriminato?

Andrea Marciani



A quasi 4 anni dalla disastrosa alluvione del novembre 2012 sono ripresi i lavori del Consorzio di Bonifica Grossetana sulle sponde del torrente Elsa. La lunga sospensione ci aveva fatto credere che una riflessione sulle nefaste conseguenze di quella modalità di taglio, a fronte dell’effetto di moltiplicazione della capacità distruttiva dei corsi d’acqua desertificati, osservato durante l’evento alluvionale, avesse indotto l’ente ad abbandonare l’insana pratica.

Purtroppo non è così, e il taglio di piante salde e ben radicate sono riprese nell’agosto scorso. Anche se sul contratto di appalto dei lavori, si parla chiaramente di “taglio selettivo della vegetazione”*, il taglio, effettuato dalla ditta appaltatrice di Marte Cherubini, è cominciato con la consueta modalità “a tabula rasa”

I proprietari dei terreni che costeggiano il torrente sono insorti, sia per la modalità di taglio ma anche per quella, troppo disinvolta, di accesso ai fondi privati, ed il sindaco di Manciano, Marco Galli, ha chiesto una sospensione dei lavori. La sospensione è stata seguita, il 18 agosto scorso, da una burrascosa riunione pubblica con il presidente del consorzio Bellacchi, nel corso della quale la cittadinanza ha quantomeno ottenuto che il taglio fosse supervisionato da un agronomo-forestale, il Corpo Forestale dello Stato, stranamente, non è stato coinvolto nella vicenda dalle autorità, ma, interessato al problema da alcuni privati cittadini, si è limitato a constatare, con soddisfazione, che il danno era stato arrestato dopo i primi 200 metri dell’appalto.

La spiegazione dell’accanimento con cui si tagliano piante sane e utili al contenimento delle piene, piante che, ricordiamo, hanno egregiamente resistito all’alluvione del 2012 (enfaticamente giudicata, all’epoca,
come “un evento meteorologico che capita solo ogni 500 anni”) si trova nel contratto stipulato tra il Consorzio e la ditta appaltatrice. Il pagamento dell’appalto avviene sia in denaro che “in natura”, con la cessione gratuita del legname di risulta del taglio, ed è in questo pagamento “in natura” che si annida il problema. Oggetto del contratto sono 5 km di corso del torrente Elsa su una larghezza di 25 mt, per una superficie complessiva di 12,5 ettari. L’appaltatore riceverà 5.000 euro in contanti più una quantità di legname il cui valore, sul contratto, è stimato in 12.400 euro. Questo valore, che potrebbe considerarsi equo se dall’alveo venissero asportate, come prescritto, solo piante pericolanti e secche, può però crescere a dismisura se si taglia tutto. (in un ettaro di bosco c’è legname per 3 o 4.000 euro, quindi, vista la superficie dell’appalto, fino a 50.000 euro). Di fronte a una tale opportunità è facile prevedere che, in assenza di un’onesta e severa vigilanza da parte del direttore dei lavori del Consorzio, la ditta appaltatrice sarà spinta a massimizzare i profitti, tagliando a man bassa.

Il compito dei consorzi di bonifica è di evitare eventi alluvionali e questo obiettivo si raggiunge, a secondo del luogo in cui si opera, con due interventi diversi ed opposti:
• in pianura bisogna facilitare lo scorrimento dell’acqua verso il mare
• in collina bisogna, al contrario, trattenere l’acqua, ritardandone l’afflusso in pianura con briglie selettive, bacini di espansione e solida vegetazione.

L’appalto in questione riguarda l’alto corso del torrente Elsa e si spinge fin quasi alle sue sorgenti, dove normalmente scorre una quantità risibile di acqua. Le piante che si tagliavano, prima della sospensione imposta dal sindaco, sono quelle che hanno resistito a due eventi alluvionali (2012 e 2014) e che hanno saldamente trattenuto le sponde (mentre le sponde più a valle, interessate dall’intervento del consorzio Osa-Albegna del 2011, si sono liquefatte, andando ad accrescere, con detriti pesanti, la furia distruttiva dell’onda di piena che a Marsiliana ha spazzato via argini e ponti). Anche se periodici interventi di pulizia dell’alveo dei torrenti sono certamente necessari, riteniamo che, eseguiti con queste modalità, oltre ad essere un danno evidente al paesaggio, alla flora ed alla fauna selvatica, rappresentino un pericolo per le pianure sottostanti e un inutile sperpero di beni demaniali.

* Sul sito dell’ex Consorzio Osa-Albegna si può leggere: “la manutenzione ordinaria si esplica nel controllo selettivo della vegetazione presente sulle sole sponde privilegiando le associazioni riparie ben radicate e non pericolanti le quali possono innescare benefici effetti quali quelli indotti dalle briglie selettive.”

Comunicato stampa di Beni Comuni Grosseto del 07/09/2016

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