Perchè Grosseto non può fare a meno del Polo universitario

Antonio Capone



Corsi di laurea, master, alta formazione. Tutti collegati con l’Università di Siena. Dopo la crisi del Monte dei Paschi che ne aveva ridimensionato la portata, oggi è in fase di rilancio, con cinque corsi di laurea in teledidattica e progetti con altre università italiane e straniere

In una società globale come quella in cui noi occidentali viviamo e (forse) ci sviluppiamo, la conoscenza rappresenta al tempo stesso lo strumento di interpretazione dei fenomeni sempre mutevoli che caratterizzano il presente, ma soprattutto la leva con cui poter costruire – prima individualmente e poi come collettività – scenari futuri.

La conoscenza, o meglio l’esercizio verso la conoscenza, è intesa non esclusivamente come un sapere tecnico o culturale per operare efficacemente nel quotidiano, ma piuttosto come un approccio cognitivo ed esperienziale senza il quale non solo si è destinati a subire processi di integrazione economica e sociale “altri” da noi, ma soprattutto a non capirne le origini e i motivi. Effetto inevitabile: la perdita di motivazione e spinta alla partecipazione attiva nei propri contesti.

Per parlare del perché è importante un presidio universitario a Grosseto, o comunque creare le condizioni nella nostra comunità atte a favorire, quanto possibile, la partecipazione dei giovani, ma non solo, a processi educativi di alta formazione, non si può prescindere dal valore sociale che, soprattutto in un contesto di crisi e involuzione quale quello attuale, ha l’azione di studiare.

Chiarito quindi perché parliamo dell’importanza del Polo Universitario Grossetano, è giusto fare anche una breve descrizione di cosa è oggi il Polo e verso quali direttrici può orientare la propria attività.

Il Polo Universitario Grossetano si è costituito come società consortile a r.l. nel 1998, con l’adesione, come fondatore, del Comune di Grosseto insieme alla Provincia e alla Camera di Commercio, che allora manifestarono una volontà forte e unanime di dar vita a una istituzione in grado di rappresentare, per il territorio grossetano, un’occasione di crescita e di valorizzazione delle sue risorse. Tale era la convinzione di procedere che il Comune di Grosseto scelse di destinare al Polo Universitario una collocazione centrale e prestigiosa, nel cuore della città, oltre a destinare contributi consistenti, al pari degli altri due Enti fondatori. Oltre ai tre principali Enti locali, aderirono da subito alla Società l’Università di Siena e una molteplicità di altri soggetti, pubblici e privati: Comuni, associazioni di categoria, ordini professionali, eccetera.

La finalità statutaria fondamentale era, ed è, quella di favorire nel territorio grossetano la realizzazione di attività di formazione universitaria, ovvero corsi di laurea ma anche master, alta formazione e specializzazione, dando seguito al rapporto storico con l’Università di Siena ed aprendosi anche ad altre possibilità, sia in ambito formativo che di ricerca.

Fin dalla sua prima costituzione, il Polo Grossetano ha visto dunque nei tre principali enti locali – Comune, Provincia e Camera di Commercio di Grosseto – i maggiori sostenitori: essi infatti hanno sempre destinato alla Società contributi volontari consistenti, oltre ai contributi provenienti dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, accordati a Comune e Provincia con specifica destinazione per il Polo, fino all’anno 2010.

Nel 2012 il Polo Universitario Grossetano, essendo venuti meno i contributi della Fondazione Monte dei Paschi, ha dovuto attuare una prima drastica riorganizzazione, chiudendo due sedi – Follonica e Orbetello. Tuttavia, nonostante la fase difficile appena attraversata e di fronte alle ulteriori complessità normative introdotte per l’Università, dall’inizio del 2014 il Polo Universitario Grossetano ha dato avvio a una forte azione di rilancio, con un importante sforzo di progettualità condiviso sia con gli Enti Locali che con l’Università di Siena, ottenendo come risultato l’attivazione di cinque corsi di laurea in teledidattica sincrona e precisamente:

  • Economia e Commercio
  • Scienze Economiche e Bancarie
  • Scienze Storiche e dei Beni Culturali, con quattro diversi indirizzi: Archeologia, Storia e documentazione, Storia dell’arte, Spettacolo
  • Scienze Politiche e Internazionali
  • Infermieristica

Con queste innovazioni, e con una buona campagna di comunicazione, si è ottenuto il risultato che ad oggi circa 200 studenti, provenienti anche da realtà esterne alla provincia, frequentano corsi di laurea nelle sedi di Grosseto.

Vale la pena spendere poche parole anche sulla qualità dell’offerta: grazie infatti all’utilizzo di alta tecnologia, gli studenti che frequentano a Grosseto possono seguire in diretta, interagendo con i docenti, le stesse lezioni che in contemporanea si svolgono presso la sede di Siena.

Gli studenti che frequentano a Grosseto, poi, usufruiscono di speciali servizi di supporto individuale da parte del personale del Polo Universitario, appositamente formato per svolgere funzioni di tutor in aula e di raccordo con i docenti e con la struttura dell’Università. Insomma, con la teledidattica sincrona si è creata a Grosseto una vera e propria comunità di apprendimento.

Si tratta sicuramente di una innovazione di grande portata, che offre agli studenti grossetani in uscita dalle scuole superiori, ma anche agli adulti che intendano riqualificarsi o completare percorsi già avviati, una nuova opportunità formativa di alto livello.

Nel 2015, poi, varie altre iniziative sono state realizzate presso il Polo Grossetano: master e corsi di alta formazione – il Corso Nuovi Mestieri Digitali, il Master in Restauro dei Beni Archeologici, la Summer School sull’Archeologia Preventiva, la Winter School di Archeologia – “Progetto Archeologia Alberese” –  con l’Università inglese di Sheffield e con l’Università australiana di Queensland, alla quale hanno partecipato venti studenti australiani, e molto altro. Tutte iniziative che hanno visto la presenza a Grosseto di studenti non solo locali, ma anche stranieri, interessati dalle iniziative innovative che qui hanno trovato realizzazione.

Si sono poi tenute, e sono già in programma anche per il 2016, numerose conferenze in teledidattica trasmesse da sedi universitarie – di Siena, di Firenze, di Trento – sui temi storici e dei beni culturali e archeologici, rivolte a studenti delle scuole secondarie superiori; sono inoltre programmate altre iniziative in collaborazione con ordini professionali ed enti per l’aggiornamento professionale.

La capacità del Polo Universitario di rinnovare l’offerta sul territorio, rivitalizzando anche il rapporto storico con l’Università di Siena con proposte innovative, ha evidentemente creato nuova attenzione e nuovo interesse, anche da parte di rappresentanti significativi della realtà locale: il 2014 ha visto infatti l’ingresso nella compagine sociale del Polo della Banca di Credito Cooperativo della Maremma, della Società Barghi e della Cooperativa Uscita di Sicurezza, nuove presenze che aggiungono valore e infondono fiducia nella possibilità di proseguire in quanto intrapreso, anche grazie al forte apporto del Comitato Tecnico Scientifico, recentemente rinnovato.

Oggi purtroppo si devono riscontrare nuove difficoltà di carattere economico, in quanto la ridefinizione dei confini in cui può operare la Camera di Commercio e l’abolizione delle Province rende la ricerca della pur minima dotazione finanziaria compito assai arduo.

Siamo dunque di fronte a una situazione paradossale, per cui un soggetto con attività in crescita, che svolge un servizio indiscutibilmente importante per la collettività ed è stato capace in poco tempo di rinnovarsi e rilanciarsi, vede seriamente a rischio la disponibilità delle risorse necessarie per mantenere la struttura e consentire la prosecuzione e la funzionalità.

In un progetto complessivo pensato in funzione della città e del suo territorio, e finalizzato a mantenere importanti livelli di qualità nel contesto socio-culturale, è impossibile negare che il Polo Universitario possa essere riconosciuto come un punto di riferimento, per la diffusione di opportunità formative e in generale per favorire e incrementare le potenzialità di sviluppo della comunità, a partire dai giovani. Senza dimenticare (sebbene questa non debba essere la sola funzione da incrementare) che il Polo ha realizzato con la teledidattica anche le condizioni perché un numero maggiore di studenti del nostro territorio possa proseguire gli studi, senza affrontare l’onere significativo, e per molte famiglie non sostenibile, di stabilirsi in un’altra città.

Senza peraltro sottovalutare la potenzialità insita nel Comitato tecnico scientifico, che potrebbe elaborare proposte di interesse collettivo di alto profilo o collaborare efficacemente a progetti della città. Per esempio il Centro di documentazione della Civiltà Etrusca: un progetto che in questi anni è apparso e scomparso inspiegabilmente dall’orizzonte del dibattito politico e istituzionale, e di cui oggi nulla più è dato sapere, rispetto al quale invece il Polo Universitario – tenendo insieme appunto nel Comitato scientifico il Dipartimento di Archeologia di Siena e il Dipartimento di Architettura di Firenze – potrebbe efficacemente e legittimamente dare il proprio contributo altamente qualificato.

In sintesi, oggi a Grosseto con il sostegno di molteplici attori pubblici e privati si è creata una importante occasione per la produzione di conoscenza al servizio della nostra comunità, luogo fisico e virtuale capace di fungere da riferimento per i cittadini non solo giovani; progetto capace di aggregare ed unire e mai dividere. A fronte di intervenuti ulteriori problemi di carattere finanziario è quindi necessario mantenere alta la volontà di non far venir meno quanto costruito, individuando eventualmente nuove forme di organizzazione e sostegno che possano garantire la prosecuzione di una pur piccola eccellenza del nostro territorio.

Antonio Capone è presidente di Confindustria – Toscana Sud.

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