Cinema

Movies in Maremma

Enrico Zoi



Il cinema ha rubato a man bassa le location naturali maremmane. Da Il sorpasso di Risi al Non ci resta che piangere di Benigni e Troisi, sono 126 i film girati tra Ansedonia e Punta Ala, tra il Giglio e l’Uccellina. Ma chi l’avrebbe mai detto che anche Kirk Douglas ha girato qui?

La Maremma è terra affascinante per storia e paesaggio: non sorprende che siano molti i cineasti che hanno girato qui i propri film. Impossibile citare tutte le storie che, tra piccolo e grande schermo, svelano luoghi, scorci, città, paesi e volti maremmani: complice, ma solo in parte, la vicinanza con Roma, se ne contano almeno 126! Più semplice andare a macchia di leopardo con un piccolo viaggio tra i principali film girati appunto in Maremma, seguendo una linea cronologica che dagli albori del cinema conduce ai giorni nostri. Partendo dagli anni ’10 del ‘900, probabilmente il primo film girato in queste terre è il documentario I pittoreschi dintorni di Grosseto (1912) della Latium Film di Roma.

Con un salto di due decenni andiamo agli anni Trenta. Nel 1937, Carmine Gallone gira il monumentale Scipione l’Africano, scegliendo fra le location Alberese. Il film vince la Coppa Mussolini alla Mostra di Venezia (si dice che il Duce stesso abbia partecipato alla scrittura dell’opera) e annovera tra le comparse il diciassettenne Alberto Sordi. Solo due i film dei bellici anni Quaranta: Pia de’ Tolomei (1941), di Esodo Pratelli, girato a Gavorrano, e il neorealista Cielo sulla palude (1949), in cui Augusto Genina racconta la storia di Maria Goretti, ambientato a Castiglione della Pescaia.

Ben otto i film che vedono l’industria cinematografica approdare in Maremma negli anni Cinquanta. Ricordiamo Francesco, giullare di Dio (1950), del Maestro Roberto Rossellini, girato anche a Sovana, e Ulisse (1954), di Mario Camerini con Kirk Douglas, il cui Mediterraneo è quello del Monte Argentario. Presentato nelle locandine come “il primo Superman della storia”, l’opera è in realtà solo in parte del regista romano, il quale, a metà riprese, ne abbandona le sorti all’austriaco Georg Wilhelm Pabst. Il che non giova alla qualità di un lungometraggio che, a detta pure dei critici di allora, sembra avere litigato con l’epica greca.

Con gli anni Sessanta, quelli del boom, le pellicole “maremmane” sono addirittura diciassette. Al di là del classico Il sorpasso (1962) di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant, che vede i due divi sfrecciare nella Maremma grossetana e a Punta Ala, è il 1964 a essere particolarmente prolifico. In quell’anno, Anton Giulio Majano, insieme all’amatissimo protagonista Alberto Lupo (un indimenticato dottor Manson), approda alla miniera di Gavorrano, ottimo surrogato del Galles, per lo sceneggiato televisivo La cittadella. Tra Monte Argentario e Porto Santo Stefano si muove la telecamera di Hugo Fregonese per il fanta-horror-spionistico I raggi mortali del dottor Mabuse (1964), un pastrocchio, nonostante l’indubbia qualità degli interpreti: Peter Van Eyck, Yvonne Furneaux e Claudio Gora. Però il perfido scienziato trova nei nostri mari una location perfetta per celare il suo laboratorio sottomarino, dal quale intende provare a distruggere il mondo! Rammentando lo slogan di Ulisse di dieci anni prima, si delinea quasi una possibile vocazione simil-fantascientifica del bel promontorio.

Con La vita agra di Carlo Lizzani, sempre del 1964, tratto dall’omonimo romanzo del grossetano Luciano Bianciardi, torniamo al grande cinema: nel film, che propone un big quale Ugo Tognazzi, il regista romano inserisce immagini d’archivio di Ribolla dopo la strage mineraria del 1954, la più grande del secondo dopoguerra, che porta alla ribalta nazionale la piccola frazione di Roccastrada. Di Ribolla Bianciardi parla con Carlo Cassola nel libro Minatori della Maremma. Ad Ansedonia pensa Domenico Modugno per la sua esperienza da regista, l’autobiografico Tutto è musica (1964). Il cantautore pugliese è letteralmente di casa qui, quindi non stupisce che vi ambienti la sua storia personale. Con Totò contro il pirata nero, ultimo film “maremmano” del 1964, di Fernando Cerchio, rimaniamo in zona: Monte Argentario, sponda Porto Ercole.

Passano dieci anni – e siamo agli anni Settanta – e Umberto Lenzi, originario di Massa Marittima, sfrutta nuovamente, oltre che la Capitale, l’Argentario tra Porto Santo Stefano e Ansedonia, per il suo Spasmo (1974), thriller alla Dario Argento. In particolare, la villa del film è Torre San Felice, nel piccolo e verde promontorio alla cui sommità sorgono i ruderi dell’antica Cosa. Sempre del 1974 è una pellicola di tutt’altro genere, Farfallon, del napoletano Riccardo Pazzaglia, con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che, oltre a location abruzzesi, romane e campane, contiene scene girate all’Isola del Giglio, Giannutri, Grosseto e Porto Santo Stefano. Chiudiamo l’excursus con i dieci film degli anni Settanta citando due maestri toscani che qui arrivano nel 1978: Mauro Bolognini ambienta tra Monte Argentario e Porto Ercole Sarò tutta per te, episodio di Dove vai in vacanza? Mario Monicelli gira parte di Viaggio con Anita a Orbetello e all’Isola del Giglio.

Diciassette, come nei Sixties, le pellicole “maremmane” degli anni Ottanta. Apre le danze La cicala (1980) di Alberto Lattuada, ricordata soprattutto per la stuzzicante scena alle Terme di Saturnia. Particolarmente intenso il 1984, quando Miloš Forman gira parte di Amadeus a Monte Argentario. Tocca poi a Roberto Benigni e Massimo Troisi scegliere Cala di Forno, per Non ci resta che piangere. Ricordate la scena in cui i due arrivano al mare troppo tardi per fermare Cristoforo Colombo ormai partito per le Americhe? Dovrebbe essere la costa spagnola di Palos, ma in realtà è il Parco dell’Uccellina, dove Benigni tornerà nel 2002 per Pinocchio. Inoltre, le scene in cui Leonardo Da Vinci (Paolo Bonacelli), è alle prese con i suoi esperimenti sono al laghetto del Parco archeologico di Vulci, nella Maremma laziale, in provincia di Viterbo. È poi sul Monte Argentario che, nello stesso anno, Alberto Sordi gira Tutti dentro: la villa a Nizza nella quale Corrado Parisi (Joe Pesci) invita il giudice Annibale Salvemini (Alberto Sordi) e signora (Giorgia Moll) a trascorrere il weekend non è in Costa Azzurra ma in una zona del promontorio con panorama sull’isolotto al largo di Porto Ercole, quella stessa Porto Ercole in cui, sempre nel 1984, Damiano Damiani trova il modo di andare per alcune immagini della prima serie de La Piovra.

Dei tredici film degli anni Novanta, menzioniamo I laureati (1995) di Leonardo Pieraccioni, girato anche a Follonica, e Tiburzi, che Paolo Benvenuti dedica al famoso brigante maremmano nel 1996, scegliendo, fra le location, anche Capalbio e la Marsiliana. Negli anni Duemila, un nuovo boom, grazie anche all’accurata attività promozionale della Toscana Film Commission: almeno 22 dal 2010 a oggi! A Cala di Forno va Carlo Mazzacurati per il suo L’amore ritrovato (2004), che comprende anche scorci di Follonica, Cecina e Livorno. In quello stesso anno Michelangelo Antonioni ambienta a Capalbio Il filo pericoloso delle cose, episodio di Eros, sua ultima prova registica.

Tra le produzioni più recenti, ricordiamo La grande bellezza (2013), di Paolo Sorrentino (Isola del Giglio: Arenella, Capel Rosso, Giglio Porto); il campione d’incassi Sole a catinelle (pure del 2013), di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone (Laguna di Orbetello, Magliano, Monte Argentario) e Il racconto dei racconti (2015), di Matteo Garrone, ambientato a Sorano e Sovana. Insomma, la Maremma è (e sarà) tutta un set, e che set!

Commenti recenti