Percorso accidentato

Il lungo viaggio dei rifiuti

Antonio Camillo



 

Prendiamo il comune di Manciano. E proviamo a raccontare il percorso accidentato della spazzatura. Scopriremo che in tre anni il costo dello smaltimento è triplicato. E che la raccolta differenziata ha ancora molta strada da fare

La questione della gestione del ciclo dei rifiuti è sicuramente una delle principali tematiche che deve affrontare un’amministrazione comunale, legata a problematiche di ordine ambientale e di decoro urbano e, sempre più, alla necessità di contenimento della tariffa che negli ultimi anni ha subito aumenti considerevoli, divenendo uno dei più importanti prelievi fiscali operati sui cittadini.

Per parlare di questo non si può prescindere dal quadro normativo che ha subito dei cambiamenti radicali a partire dall’ anno 2012, né, parlando della specifica realtà del nostro comune, dalla chiusura della discarica del Tafone, avvenuta il 31 dicembre 2012.

Il mutamento del quadro normativo e la chiusura della discarica del Tafone

Le scelte della Regione Toscana in materia di rifiuti hanno rispecchiato quelle fatte su altri temi fondamentali della vita dei cittadini, come la gestione della risorsa idrica e del sistema sanitario: quella di creare delle “aree vaste”, con un’autorità istituita all’uopo che controlla e governa le strategie di sviluppo su territori, appunto, molto vasti.

Fino all’anno 2012, la gestione del rifiuto veniva governata direttamente dal comune che  era libero di decidere, attraverso delle gare di appalto pubbliche, a quali ditte affidare la gestione della raccolta e del trasporto dei rifiuti; esisteva allora l’ATO – Ambito territoriale omogeneo – provinciale che, attraverso assemblee a cui partecipavano tutti i comuni della provincia di Grosseto, si occupava prevalentemente delle strategie per lo smaltimento dei rifiuti stessi, ma non, appunto, delle modalità di raccolta che rimanevano a discrezione dei singoli comuni.

In questa fase di “governo del rifiuto”, nell’anno 2005 l’ATO grossetano, quindi la politica locale, ha stipulato una convenzione con Futura SPA, la società che gestiva il nascente impianto di trattamento meccanico biologico del rifiuto indifferenziato, destinato alla produzione di combustibile da rifiuto per inceneritori (ad oggi l’impianto a cui affluiscono tutti i rifiuti della provincia). Questa convenzione fissa a 90mila tonnellate/anno la quota minima di rifiuto indifferenziato che i comuni della provincia si “impegnano” a conferire: al di sopra di questa soglia i comuni ricevono uno sconto percentuale sulla tariffa di smaltimento, al di sotto un aggravio percentuale sulla medesima tariffa.

La convenzione del 2005 quindi premia l’aumento di produzione del rifiuto indifferenziato, da una parte accollando ai cittadini i rischi d’impresa di un’azienda privata, dall’altra andando in controtendenza con le normative europee e con il buon senso, che vorrebbe che i rifiuti fossero ridotti e differenziati almeno al 70 per cento. Tale convenzione grava tutt’oggi sulle nostre spalle, a poco sono valse le lotte dei comitati ambientalisti del grossetano e le richieste fatte da varie amministrazioni comunali, tra cui la nostra, di revisione della convenzione del 2005. Ad oggi il rischio di pagare una penale per aver conferito meno rifiuti del previsto, è scongiurata dal conferimento di rifiuti extraprovinciali all’impianto di Strillaie.

Sempre a proposito del quadro normativo, nel corso dell’anno 2013 è intervenuta la cosiddetta “Circolare Orlando” (l’allora Ministro dell’Ambiente), che impedisce il conferimento del rifiuto indifferenziato “tal quale”, in discarica, ma ne impone il trattamento in impianti di selezione come, appunto, quello di Strillaie. La chiusura della discarica del Tafone da un lato, la circolare Orlando dall’altro, hanno fatto crescere in modo esponenziale le tariffe che pagano i cittadini di Manciano per smaltire i rifiuti indifferenziati:

  • Anno 2012, conferimento rifiuti al Tafone, costo a tonnellata 48 euro.
  • Anno 2013, conferimento rifiuti presso discarica di Cannicci, costo a tonnellata 136 euro.
  • Anno 2014, conferimento rifiuti presso impianto di trattamento di Strillaie, costo a tonnellata 154 euro.

Questi dati rendono evidente come il costo di smaltimento dei rifiuti sia più che triplicato nel giro di tre anni.

Ad aggravare ulteriormente la pressione fiscale sul cittadino, è intervenuto il mutamento del quadro normativo nazionale che, con l’introduzione della TARI, la nuova tassa sul rifiuto che ha sostituito la TARSU, impone ai comuni, per legge, di distribuire l’intero costo per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti a carico dei cittadini. Prima dell’anno 2013 con la TARSU il comune poteva, nella misura del 20 per cento, contribuire al pagamento dei costi di gestione dei rifiuti.

“L’autorità di ambito” nella Toscana Sud

Come accennato sopra, dall’anno 2012, la governance del ciclo dei rifiuti si è spostata a Siena, dove ha sede l’ATO (“ambito territoriale ottimale”) TOSCANA SUD, che raggruppa tutti i comuni delle province di Grosseto, Arezzo e Siena, più nove comuni della Val di Cornia. Tale autorità è composta da un apparato tecnico, provvisto di un Direttore Generale, e da un organo “politico”, il comitato direttivo, composto da 8 membri nominati in assemblea tra i Sindaci dei 109 comuni. La nomina dei membri del comitato direttivo è, a tutti gli effetti, una investitura politica decisa nelle segreterie di partito, che produce rappresentanti di comuni sedi di impianto di smaltimento e trattamento del rifiuto, gli stessi comuni che hanno meno interesse a cambiare il sistema attuale di gestione. L’organo tecnico e quello politico così costituito pianificano le strategie di gestione che vengono trasformate in proposte di delibera da porre all’attenzione dell’intera assemblea.

Secondo dato rilevante di questa impalcatura è che, tra i 109 comuni presenti, otto detengono la maggioranza assoluta dei voti, Manciano, per inciso, detiene lo 0,24 per cento dei voti assembleari; questi otto comuni sono costituiti dai capoluoghi di provincia e da quelli che detengono un impianto di trattamento (come quello di Strillaie a Grosseto) o smaltimento rifiuti (discariche e inceneritori). Si rende necessario puntualizzare che, i comuni sedi di impianto, percepiscono dai comuni conferitori di rifiuto l’IDA (indennità di disagio ambientale), diverse centinaia di migliaia di euro all’anno che vanno a rimpinguare le casse dei bilanci comunali. È facile intuire come, all’interno dell’ATO Toscana Sud, il sistema a oggi basato sulla  trasformazione del rifiuto indifferenziato in combustibile per inceneritori, sia difficilmente scardinabile, dato che, chi da questo sistema ha da guadagnare, è anche chi governa il comitato direttivo di ATO e poi detiene la maggioranza delle quote di quell’assemblea in cui si dovrebbero sviluppare percorsi volti ad aumentare la percentuale di raccolte differenziate e la loro conversione in materiali da riuso.

L’effetto di queste scelte operate dalla Regione Toscana, in materia di politica di gestione del rifiuto, si possono sintetizzare riportando i dati ISPRA (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), nell’ annuario “dati ambientali 2014-2015”:

  • Con una produzione media di rifiuto procapite di 633 kg / abitante anno, la regione Toscana si attesta come la seconda in Italia come quantità di rifiuto prodotto (prima di lei l’Emilia Romagna).
  • Con una percentuale di raccolta differenziata pari al 42 per cento, la Regione Toscana è la tredicesima in termini di percentuale di raccolta differenziata raggiunta; dietro di lei Liguria, Lazio, Basilicata, Puglia, Molise, Calabria e Sicilia.
  • Con un costo annuo procapite di 218,57 euro, la Toscana è la terza regione in cui il cittadino spende di più per la gestione del rifiuto; sopra di lei solo Lazio ed Emilia Romagna, rispetto ad una media nazionale di 165,09 euro per abitante.

Credo che questi dati parlino da soli e testimonino come sia urgente e irrinunciabile un’inversione di tendenza nelle politiche regionali di gestione dei rifiuti.

La scelta del gestore unico

L’impianto filosofico con cui la Regione Toscana ha pensato a una gestione dei rifiuti su area vasta è stato quello di adire a una gara pubblica che individuasse un unico gestore per la raccolta e il trasposto dei rifiuti nelle tre province, nell’ottica di attivare piani industriali ed economie di scala che avrebbero portato a un miglioramento del servizio e a una diminuzione dei costi per il cittadino. A seguito di ciò nell’anno 2012 è stata istituita una gara di evidenza pubblica europea, che è stata vinta dall’ associazione temporanea di impresa (oggi SRL) SEI Toscana, rappresentata dal raggruppamento delle aziende a partecipazione pubblica già presenti sul territorio (COSECA, SIENA AMBIENTE, AISA, C.S.A. E C.S.A.I. AREZZO, CASENTINO SERVIZI, CASTELNUOVESE SERVIZI) e da una serie di aziende private anch’esse già presenti sul territorio (ECOLAT, C.R.C.M. Srl, REVET, UNIECO, COOPLAT, S.T.A. Spa). È necessario a proposito di ciò sottolineare due passaggi molto importanti:

1- Alla gara di evidenza pubblica europea, che sanciva l’affidamento di un servizio per più di €100 milioni l’anno, per 25 anni, all’apertura delle buste era presente la sola offerta di SEI Toscana, dato che le due aziende concorrenti hanno ritirato le buste con la loro offerta tecnico economica a pochi giorni dalla scadenza della gara. Come dichiarato dal sottoscritto in assemblea in risposta al Sindaco di Siena che sosteneva che, d’altra parte, la gara non aveva determinato la partecipazione di altri concorrenti, direi che è quantomeno strano che alla gara indetta nel 2010 dall’amministrazione Mecarozzi, per l’affidamento del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti nel Comune di Manciano, per un montante annuo di 600mila euro per un affidamento di due anni, si erano presentate ben quattro aziende.

2- Per scelta dell’ATO Toscana Sud gli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti furono tenuti fuori dal perimetro di gara, e furono stabilite convenzioni per lo smaltimento con ogni impianto (Strillaie e Cannicci per la provincia di Grosseto). Ciò significa che la gara riguardava solo la raccolta ed il trasporto del rifiuto, appare quindi strano come tra le aziende private che detengono quote maggioritarie in SEI Toscana ce ne sia una che detiene quote di maggioranza nella società titolare dell’impianto di incenerimento dei rifiuti di Scarlino. Ciò che intendo dire è che i soggetti che trasportano il rifiuto e quelli che lo trattano dovevano, secondo l’impianto di gara, rimanere ben distinti ma, di fatto, così non è stato, lasciando dubbi sulla possibilità che i detentori d’impianti di trattamento per la produzione di combustibile da rifiuto e quelli titolari di impianto di incenerimento, abbiano tutto l’interesse a ricevere quantità crescenti di rifiuti indifferenziati e alcun interesse a sviluppare percorsi di raccolta differenziata spinta.

La riorganizzazione dei servizi

All’interno del quadro descritto, l’amministrazione comunale di Manciano si è mossa attivamente per coagulare le energie e le proposte di otto comuni dell’area sud: Sorano, Pitigliano, Manciano, Magliano in Toscana, Capalbio, Orbetello, Monte Argentario, isola del Giglio (raggruppati secondo ATO nell’area di “raccolta omogenea Grosseto sud”) portando avanti due linee di intervento, una politico amministrativa, volta a contrastare quelle che ci sono parse proposte inique da parte del consiglio direttivo dell’assemblea, un’altra di ordine tecnico, cercando di attivare nuovi servizi volti al miglioramento della gestione del rifiuto e all’aumento delle percentuali di raccolta differenziata.

Dal mese di gennaio, all’interno del nostro comune, si sono visti i primi effetti di questo lavoro: istituzione di una pesa al centro di raccolta, con registrazione dell’utente in ingresso, pesatura della frazione di rifiuto conferita, valorizzazione economica del rifiuto, premio in denaro per i cittadini che, alla fine dell’anno, si sono mostrati più virtuosi; attivazione della raccolta differenziata della frazione organica, attraverso il posizionamento di bidoni stradali; inserimento dei bidoni per la raccolta degli oli domestici esausti nei tre maggiori centri di media distribuzione; raccolta domiciliare delle diverse frazioni del rifiuto dedicata alle utenze non domestiche (bar, ristoranti, negozi) che verrà attivata nel mese di ottobre.

Rimane da compiere il passo più importante, il passaggio alla raccolta domiciliare nei centri abitati maggiori e di prossimità nelle frazioni più piccole; per questo stiamo lavorando in sinergia con i comuni dell’area sud, per stilare il cosiddetto “piano di riorganizzazione dei servizi” da porre all’approvazione dell’assemblea di ambito a Siena.

Un cambio di passo culturale

La percezione che ognuno di noi ha del rifiuto è tuttavia l’argomento centrale di questa disamina, se, come credo, ogni rivoluzione può partire solo dal basso, dovremmo essere in primis noi cittadini a mutare il nostro atteggiamento nei confronti della spazzatura.

Fino alla fine degli anni Sessanta a Manciano il rifiuto quasi non esisteva; nei miei ricordi di bambino c’era la latteria dove si andava con la nostra bottiglia di vetro a comprare il latte, gli alimenti nei negozi venivano tutti confezionati in sacchi o fogli di carta, gli imballaggi di plastica quasi non esistevano e gli scarti di cucina finivano agli animali o negli orti. Mano a mano che la società dei consumi si è fatta avanti, tutto ciò che veniva scartato come rifiuto andava a finire in discarica, ricordo quella dei Pianetti, una grande buca in cui venivano versati i rifiuti raccolti dagli addetti comunali nei bidoni in plastica che stavano per le strade. Poi, alla fine degli anni Novanta l’apertura della discarica del Tafone e la comparsa qualche anno dopo dei cassonetti per la carta e il multi materiale da differenziare.

Io credo che nel passaggio dalla civiltà contadina a quella dei consumi, noi cittadini, al di là delle strategie politico amministrative di gestione del rifiuto, non ci siamo resi ben conto di cosa si trattasse e, ad oggi, ancora è predominante l’idea che il rifiuto sia qualcosa di cui disfarsi indiscriminatamente e, spesso, ovunque. Mi rattrista molto il fatto che gli abbandoni di rifiuto al di fuori dei cassonetti (elettrodomestici, mobili, laterizi, eternit), siano in aumento negli ultimi anni e che all’interno dei cassonetti dell’indifferenziato si trovi di tutto.  Di fatto già oggi ci sono gli strumenti per differenziare bene i rifiuti, ma la stragrande maggioranza di cittadini non lo fa. Dobbiamo allora riflettere sul fatto che ci vuole un cambio di passo culturale, che entri nella nostra coscienza civica che il rifiuto può essere una risorsa e può tornare ad essere materia prima. Per questo l’unica strada percorribile è una seria campagna di educazione nelle scuole che, in realtà, dovrebbe essere promossa e istituita dal Ministero della Pubblica Istruzione, come materia d’insegnamento alle scuole elementari, tanto è grave il problema in Italia (ricordiamoci della situazione a Napoli di qualche anno fa, di cosa succede a Roma oggi).

Buona politica e buone pratiche

Di contro, esistono, specialmente in nord Italia, ma anche in Toscana (Capannori e comuni limitrofi) e al sud (città di Caserta), esempi di come questa rivoluzione culturale si può compiere, dando nuovamente vita al rifiuto, diminuendo le tariffe dei cittadini, rendendo più decorose le nostre città e aumentando i posti di lavoro.

In tutto questo la politica deve fare la sua parte, e gli amministratori locali devono avere il coraggio di lottare per cambiare le cose. In particolare nella nostra provincia e nell’Ato Toscana Sud ci sarebbero azioni concrete da attuare subito, che l’amministrazione comunale di Manciano ha proposto e richiesto, ma che son rimaste lettera morta:

  • Superamento della convenzione stipulata nel 2005 tra ATO 9 e Futura spa, secondo cui si fissa un tetto minimo di rifiuti indifferenziati da conferire all’impianto di Strillaie, oltre il quale si stabilisce una premialità nella tariffa e al di sotto del quale si stabilisce una penalità: esattamente il contrario stabilito dalla normativa europea, dalla legge italiana e dal buon senso.
  • Rivisitazione dell’assetto impiantistico dell’ATO Toscana Sud, che presenta impianti di trattamento meccanico biologico in sovrannumero e che stanno lavorando al 50 per cento delle loro potenzialità, a dimostrazione che la produzione di rifiuti tende a scendere e non a salire come erroneamente previsto nella convenzione citata.
  • Riconversione dell’impianto di Strillaie in impianto di recupero di materiale per la valorizzazione delle raccolte differenziate.
  • Innovazione del progetto di gestione dei rifiuti che si basi su tre cardini principali: riduzionedei rifiuti alla fonte, raccolta differenziata spinta di tutte le frazioni del rifiuto, recupero e reimmissione nel mercato delle materie prime derivanti dalle raccolte differenziate.

Questo sarebbe il compito della politica qualora divenisse “buona politica”, questo sarebbe il compito dei cittadini, qualora si rendessero conto dal profondo del problema e sviluppassero una coscienza civica capace di invertire la tendenza attuale.

Aggiornamento del 10 novembre 2016 in merito alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto il direttore tecnico di Ato Toscana Sud e altri professionisti. 

Mi preme sottolineare in primo luogo la fiducia nell’operato della magistratura e la presunzione d’innocenza dei soggetti coinvolti fino a prova contraria. Eviterei quindi di focalizzare l’attenzione unicamente sulla vicenda giudiziaria che, tuttavia, deve stimolare una riflessione più ampia sul sistema di gestione dei rifiuti e sulle responsabilità della politica e delle amministrazioni locali e regionali che si sono rese protagoniste dei processi messi in atto in questi anni.

Fin dall’inizio della gestione unitaria del servizio sulle province di Arezzo, Grosseto e Siena – afferma – avviata il primo gennaio 2014, con l’ingresso operativo di Sei Toscana, come unico gestore del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti sulle tre province, il Comune di Manciano, come capofila e rappresentante degli otto comuni dell’area omogenea di raccolta Grosseto sud, si è contraddistinto per le numerose azioni di contrasto rispetto ad un sistema di gestione che ritenevamo e riteniamo sbagliato, producendo documenti presentati nelle assemblee di ambito, comunicati stampa, fino a scrivere ufficialmente a Regione e Ministero per esporre le nostre perplessità rispetto ad un sistema che palesemente ha portato ad un aumento importante dei costi a carico dei cittadini, senza miglioramenti del servizio e senza aumenti  delle percentuali di raccolta differenziata.

Ribadisco che tali perplessità nulla hanno a che vedere con le vicende attuali ma si pongono con estrema criticità rispetto ad un sistema di governance della gestione del rifiuto che ha tolto ogni possibilità di decisione, peraltro sancito dalla legge nazionale ai singoli Comuni.

Ci siamo trovati così a discutere indirizzi strategici sull’organizzazione dei servizi di gestione del rifiuto in assemblee di 109 comuni dove, piccoli comuni come il nostro hanno peso percentuale pari allo 0,24% e dove otto comuni, sedi di impianto, detengono la maggioranza assoluta in assemblea.

Dato che gli impianti di cui si parla sono discariche impianti di trattamento meccanico biologico ed inceneritori, tutti volti al trattamento del rifiuto indifferenziato, non si riesce a comprendere come questi comuni possano aver interesse ad invertire la triste tendenza Toscana in merito alle percentuali di raccolte differenziate, ben lontane dagli standard europei. A nulla sono valse in questi anni le lotte intraprese in assemblea da alcuni comuni minori, per rivendicare un peso decisionale diverso in seno all’assemblea stessa; inutile le richieste di revisione del sistema impiantistico, ridondante e tutto volto all’incentivazione alla produzione di rifiuto; inutili le richieste di ripensamento di alcuni impianti attraverso la loro riconversione in “fabbriche di materiali”, atte alle valorizzazioni delle materie prime seconde da raccolta differenziata.

L’augurio e la richiesta che faccio è che da questa brutta vicenda possa nascere un ripensamento profondo, in primis dell’amministrazione regionale, che riveda l’attuale sistema, ridisegnando la gestione del rifiuto su aree più piccole ed omogenee, ridando forza al potere decisionale dei sindaci, implementando e incentivando le raccolte domiciliari, anche attraverso una profonda revisione del sistema impiantistico. Tutto ciò consentirebbe, nel volgere di pochi anni, di portare la nostra Regione, così virtuosa ed apprezzata per altri aspetti, ai livelli di civiltà e legalità richiesti dalla Comunità europea in termini di percentuale di raccolta differenziata e riutilizzo delle materie prime seconde.

 Antonio Camillo, viticoltore e produttore di vino, è vicesindaco e assessore all’ambiente del Comune di Manciano

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