Francesco Tenucci

Chi sono i veri lupi?



Negli ultimi anni abbiamo assistito a un’accanita campagna denigratoria contro quella che è, forse, la più antica tradizione della Maremma: la caccia. Gli ambientalisti, in particolare quelli appartenenti alle frange estremiste, non hanno risparmiato mezzo alcuno per instillare nell’opinione pubblica, ed in particolare nei giovani, il concetto che il cacciatore sia il principale nemico dell’ambiente e il responsabile da additare al pubblico disprezzo per il degrado della natura.

Da un anno a questa parte, i fatti hanno dimostrato esattamente l’opposto. I principali colpevoli dei disastri naturali ultimamente verificatisi in Maremma non sono altri che quegli animalisti locali ed europei, i quali hanno incoscientemente deciso, senza sentire pareri altri che il proprio, di inserire in questo territorio un formidabile predatore: il lupo. Tale presenza, secondo il loro progetto del tutto avulso dalla conoscenza della realtà dei fatti, avrebbe naturalmente ridotto il numero di tutti gli altri animali in esubero che tanti danni provocano all’agricoltura, in particolare i cinghiali e i caprioli. Ecco trovato il sistema geniale per rendere, di fatto, inutile l’attività venatoria per molti tollerata solo ai fini di una riduzione di detti capi e dei conseguenti danni. Proprio, però, la grave misconoscenza del nostro ecosistema ha rivoltato questo brillante progetto contro l’ambiente stesso.

I lupi, infatti, introdotti in un generale silenzio, privi di naturali predatori e specie non cacciabile bensì particolarmente protetta, cosa hanno trovato nel Comune di Scansano, e limitrofi, di tanto appetibile, oltre a fagiani, cinghiali e caprioli? Una specie che nessun ambientalista, evidentemente, sapeva essere presente in Maremma: la pecora. Non è una novità che il lupo mangi le pecore, dato che simile abitudine è richiamata già nell’Antico Testamento, ma forse i nostri ambientalisti, che han divinizzato gli animali, son poco pratici di simile lettura. Fatto si è che in un anno sono state uccise circa settecento pecore ad opera di lupi o ibridi, il che significa un numero assai superiore di aborti, e un altro esponenziale di pecore atterrite incapaci di produrre latte.

Tanto è vero che, si afferma ormai comunemente, il caseificio di Manciano non riceve più una quota sufficiente di latte locale per produrre il suo famoso pecorino, dal momento che addirittura un terzo delle aziende ovine del Comune ha cessato l’attività. Ogni progetto avanzato e che si è tentato di realizzare da parte delle istituzioni ispirato a concetti ambientalisti è miseramente fallito. L’uso di gabbie per la cattura dei predatori non ha prodotto risultati. Come non ne produrrà l’uso di recinzioni, giacché è del tutto improponibile per le aziende principali, che tengono alcune migliaia di capi di pecore sparse per centinaia di ettari, di spostarle e raggrupparle ogni notte. Non servirà anche perché gli attacchi si verificano di giorno e persino intorno all’abitato, dato che il timore degli ibridi (altra misteriosa creatura apparsa dal nulla nei nostri boschi come il Serpente Regolo) nei confronti dell’uomo è assai minore rispetto a quello avvertito dai lupi.

Dunque, serve una revisione concettuale per il giusto approccio al problema. La divinazione della Natura è un’assoluta aberrazione mentale che, invertendo l’ordine naturale del creato, sottopone l’uomo all’ interesse dell’animale. Alla luce di ciò e nell’interesse dell’intera comunità e del territorio destinato a tornare povero e selvaggio a seguito della scomparsa dei pastori e riduzione degli agricoltori e cacciatori, ritengo che l’unica soluzione possibile non possa che essere cruenta, ovverosia consentire all’uomo, il predatore dei predatori, di riportare quell’equilibrio che solo l’uomo stesso può garantire in un ambiente che non sia condannato a divenire jungla o savana.

Per cui, benvenuto sia un altro antico mestiere di Toscana: il luparo.

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