Pastorizia e predazione in Maremma – aggiornamento 2017

Una guerra di logoramento

di Richard Harris, con commento di Paolo Madrucci



Nel 2016, La Spia della Maremma ha reso pubblico per la prima volta i dati sulla predazione nella Provincia di Grosseto. Ora pubblichiamo i dati aggiornati fino ad ottobre 2017.

L’icona nella mappa indica la località e il numero di eventi di predazione subito da ogni singola azienda della Provincia nel periodo (ottobre 2014 – ottobre 2017). Il numero 10 nell’icona indica un’azienda con 10 o più attacchi nel periodo. Cliccando sull’icona, si legge dettagli ed eventuali commenti dal veterinario di tutti gli episodi.

I dati sono forniti dall’ASL Toscana Sudest per il periodo ottobre 2014 – ottobre 2017 e sono riassunti in questa tabella.

Periodo N.
Episodi
N. adulti morti N. agnelli morti N. bovini morti N. capi feriti N. capi dispersi dichiarati N. Totale capi
“persi”
Media capi “persi” per episodio
ott 2014/ sett 2015 539 1101 128 5 171 203 1608 3,0
ott 2015/ sett 2016 319 627 100 2 156 153 1038 3,3
ott 2016/ sett 2017 358 680 65 4 128 92 969 2.7
Parte ott 2017 22 37 18 0 9 2 66 3,0
Totale 1238 2450 311 11 465 450 3687 3,0

Da una semplice analisi dei dati nel registro dell’ASL, si può osservare che:

  • 351 aziende hanno subito almeno un episodio di predazione per un totale di 1238 episodi

Ci sono approssimativamente 1000 allevamenti attivi di ovicaprini nella Provincia di Grosseto. Di queste:

  • 158 aziende hanno subito solamente un episodio
  • 172 aziende hanno subito da 2 a 10 episodi di predazione per un totale di 656 episodi
  • 14 aziende hanno subito da 11 a 20 episodi di predazione per un totale di 205 episodi
  • 2 aziende hanno subito da 21 a 30 episodi di predazione per un totale di 42 episodi
  • 5 aziende hanno subito da 31 a 40 episodi di predazione per un totale di 177 episodi

Cioè,  5 aziende (1,4% di quelle attachate) che in media hanno subito più o meno un episodio di predazione al mese nell’arco dei tre anni (14% degli attachi).

Si può osservare fra il primo e il secondo anno il registro mostra un calo drammatico della predazione (episodi -41%). Fra il secondo e il terzo, i numeri degli episodi di predazione sono relativamente stabili (+11%).

Non tenteremo di spiegare l’andamento della predazione, ma certamente i dati in sé non confermano l’efficacia dei recenti interventi di prevenzione. In particolare, andrebbe notato che non tutti gli episodi di predazione vengono denunciati e verificati, anche perché i rimborsi agli allevatori vengono erogati nel regime “de minimis” ovvero per un massimo di 15.000 euro in tre anni per azienda. Cioè, ad un certo punto, le aziende più grandi non sono più motivati a denunciare gli attacchi subiti.

Il 9 novembre 2017 un simposio finale è stato organizzato a Grosseto per tirare le somme del progetto LIFE MEDWOLF, che aveva l’obiettivo di  “mitigare l’impatto che il predatorie ha sulle attività umane, in particolare sull’allevamento zootecnico, …”. Paolo Banti, responsabile del Settore Attività faunistico venatoria, pesca dilettantistica, pesca in mare, conclude la sintesi del sul contributo al simposio “La distribuzione degli ibridi in Toscana è piuttosto diffusa in tutte le province e, nonostante tutti gli sforzi sostenuti in questi anni dalla regione, non è stato raggiunto l’obiettivo di mitigare efficacemente le conflittualità tra lupo e zootecnica“.


Commento dell’ASL Sud Est 

Paolo Madrucci, novembre 2017

Il Registro degli eventi predatori è l’unico strumento per monitorare l’andamento delle aggressioni da canidi al bestiame perché si basa su dati raccolti oggettivamente dai medici veterinari dell’ASL, mediante l’esame delle carcasse. L’andamento delle predazioni degli ultimi tre anni evidenzia un dimezzamento degli eventi predatori e del numero di animali predati. I sopralluoghi svolti da medici veterinari dell’Asl e dai Carabinieri Forestali hanno appurato che nelle aziende che subiscono predazioni continue, gli strumenti di prevenzione (cani da guardiania e recinzioni antipredatore notturne) o non ci sono o non sono adeguati al numero di capi allevati o non sono utilizzati in maniera corretta. Questo non significa sminuire il problema delle predazioni, ma solo evidenziare che l’unica soluzione duratura è nella corretta gestione e protezione del bestiame, come dimostrato dalla riduzione a numeri insignificanti delle predazioni, nelle aziende che hanno adottato adeguati strumenti di prevenzione. La protezione del bestiame dai predatori non è una scelta opzionale, ma è parte integrante del benessere che deve essere per legge assicurato agli animali negli allevamenti (art. 12 dell’allegato del D.lgs 146/2001 in cui si decreta che “agli animali custoditi al di fuori dei fabbricati deve essere fornito, in funzione delle necessità e delle possibilità, un riparo adeguato dalle intemperie, dai predatori e da rischi per la salute”) e fa parte dei requisiti richiesti dalla Regione Toscana per l’erogazione degli indennizzi alle aziende zootecniche a seguito di danno da predazione (adozione di “almeno una misura di prevenzione a tutela del bestiame allevato di cui alla misura F.1.16 del PRAF. Se si tratta di primo evento predatorio l’allevatore dovrà dichiarare che adotterà adeguate misure di prevenzione”).

Dott Paolo Madrucci è direttore della Prevenzione dell’ASL Toscana Sud Est

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